Progetto

Sara Riboldi
Carlotta Torricelli

Consulenti

Marta Ghia, A.S. Impianti (impianti)
Luca Gallo (strutture)
Mariagrazia Abbaldo e Paolo Albertelli, C&C Studio (opere d’arte)

Collaboratori

Diletta Gianfranceschi
Marianna Golfetto

Fotografie

Nicolò Panzeri

L’intervento consiste nella riconversione e rifunzionalizzazione di un edificio di tipo rurale, sito nel comune di Moncalvo (AT) nell’ambito della Buffer Zone dell’area Unesco World Heritage: Vineyard Landscape of Piedmont: Langhe-Roero. Il fabbricato si configura come un corpo longitudinale su due piani e presenta quote differenti al piano terra e al piano superiore.
Originariamente la distribuzione era affidata a due sistemi di risalita: uno collegava il settore orientale della casa con alcuni ambienti del piano superiore, l’altro univa una porzione del piano terra agli spazi del secondo impalcato che servivano da magazzini. Infine, verso ovest, vi erano altri due ambienti al piano terra con funzione di sgombero, che si sviluppavano a quote differenti fra loro e non erano collegati internamente al resto dell’edificio.
Il lavoro è consistito nel restauro dell’edificio, lavorando sul manufatto attraverso la valorizzazione degli elementi costruttivi tipici e l’utilizzo di materiali conformi alla tradizione locale. L‘obiettivo del progetto è stato quello di operare con il minimo di interventi necessari al fine di restituire continuità e chiarezza alla distribuzione interna: al piano terreno ottenendo una enfilade continua di ambienti, al piano superiore connettendo gli spazi principali e lasciando separati quelli di servizio, dotati di distribuzione propria.
Tale recupero si configura con la creazione di due nuove camere, due nuovi ambienti giorno e quattro servizi. L’ambiente d’ingresso viene spostato nella porzione centrale, dove è presente la scala che conduce al grande salone ricavato dai magazzini agricoli e illuminato da tre arcate vetrate; da qui si può accedere alle camere da letto padronali. La scelta è stata quella di mantenere la scala esistente, utilizzando come elemento divisorio e di parapetto un’opera d’arte nata dalla collaborazione con C&C studio.
Al piano terra sono state regolarizzate le quote, distinguendone solamente due: quella di ingresso e dei locali della zona giorno e quella delle due nuove camere da letto per gli ospiti nell’estremità occidentale. Se dal punto di vista distributivo l’obiettivo del lavoro è stato quello di riscrivere una nuova continuità tra gli spazi interni, le scelte dei materiali per le pavimentazioni sono invece finalizzate alla lettura delle campate strutturali su cui si fonda il ritmo dell’edificio e sull’attribuzione di un carattere distintivo ai differenti ambienti e alla distribuzione verso cui essi si affacciano. I “tappeti materici” dunque definiscono una serie di isole, in sequenza ma autonome.
L’intervento ha inoltre modificato l’aspetto esteriore del fabbricato, tramite la regolarizzazione delle aperture esistenti e la creazione di nuove aperture, soprattutto sul fronte verso strada, originariamente molto chiuso, secondo la consuetudine costruttiva locale riferita a questa tipologia. L’intervento di ridefinizione delle aree esterne prende le mosse dalla lettura della topografia del declivio e dei documenti catastali di archivio che raccontano la trasformazione della corte agricola nel tempo. Il disegno del suolo chiarisce i rapporti esistenti tra i diversi livelli del terreno, andando a conferire ruoli leggibili alle differenti quote del giardino.
Sul sedime di un antico porticato agricolo – successivamente demolito – collocato perpendicolarmente al corpo di fabbrica della casa, il progetto si è trovato a misurare il limite della proprietà verso il forte salto di quota rispetto al terreno coltivato confinante. Per quanto non sussistano resti evidenti, si deve presumere che questo coperto occupasse interamente la porzione pianeggiante corrispondente alla lunghezza del muro di contenimento del terreno, che, nel tempo, è stata parzialmente popolata da cinque pioppi, divenuti imponenti.
Qui il progetto configura un nuovo padiglione, pensato come guest house, che impara misure e ritmo dalle tracce esistenti e ricostruisce un frammento dell’intero portico, includendo le presenze vegetali e reinterpretando con materiali nuovi la tradizione costruttiva rurale.
Negli spazi esterni l’organizzazione degli elementi è finalizzata a creare una sequenza capace di restituire la dimensione della corte aperta, attraverso l’introduzione di nuovi elementi, il mantenimento e la valorizzazione delle masse arboree esistenti e lasciando al rustico esistente il ruolo di grande fondale della nuova scena. Le opere di sistemazione degli spazi esterni comprendono oltre che la riconfigurazione del giardino, la realizzazione di una nuova piscina, la costruzione di vani tecnici semi-ipogei e la creazione degli spazi per la sosta e il parcheggio.

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