Osimo, Ancona

1988/1991

Progetto

Angelo Torricelli

Fotografie

Stefano Topuntoli

Lo stabilimento di Ancona Osimo è un austero blocco quadrato, dai fronti fermamente scanditi da un articolato e scultoreo partito lapideo, nella cui precisa plasticità si rassoda una ricerca plurilinguistica, intrecciata di rimandi diversi e compresenti: tali sono i riferimenti agli ordini giganti e a quelli minimi, al cromatismo tardoantico, alla serialità della trabeazione dorica.

E’ un edificio che in nulla contraddice l’essenza del suo programma: la forma a cassone esibisce la sua rigorosa razionalità, la normalizzazione delle parti, la prefabbricazione, la finalità utilitaristica della sua essenza.

Il regime funzionale è assolutamente elementare (deposito, carico, scarico e parcheggio dei mezzi operativi); sul fronte principale le parti vengono bordate da un corpo più articolato in cui l’altezza è ripartita su due piani, utilizzati per gli uffici, per l’abitazione del custode, per le stanze e i servizi degli addetti ai lavori.

Nella facciata principale la muratura di tamponamento forma della anse rientranti che denudano i pilastri della struttura portante, proponendoli come ordine gigante. L’ordine nano è invece disegnato da due sequenze seriali di pilastrini in pietra d’Istria bianca bocciardata. La sovrapposizione degli ordini è regolata dalle fasce in lastre di Peperino rosso, che formano lo zoccolo e le linee di delimitazione entro cui la muratura è rivestita  con lastre di travertino romano chiaro levigate. L’edificio rimanda a tipi storici (i “pezzi della composizione”: teatri, palazzi di città, templi) e ad archetipi estetici: timpani, colonne, pilastri, cornici, tessiture murarie e marmoree diverse.

Pubblicazioni

F. Cellini, Tradizione, linguaggio e città, in “l’Arca”, n. 64, ottobre 1992;
Aa.Vv., Almanacco dell’architettura italiana, Electa, Milano 1993;
red., Stabilimento Campari di Ancona-Osimo, in “L’industria italiana del cemento”, n. 690, luglio-agosto 1994

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